martedì 2 agosto 2011

Ascoltare il proprio corpo

 L'allievo deve scoprirsi non dal di fuori, ma dal didentro, non deve contare sugli occhi per verificare quello che fa il corpo. L'attenzione deve essere concentrata sullo sviluppo delle percezioni non visive. (..) Quando l'allievo riesce finalmente a diventare cosciente di un movimento maldestro o dell'immobilità di una parte del corpo, prova un sentimento spiacevole, quasi di imbarazzo: il corpo vuole imparare un modo migliore di muoversi e di comportarsi. Sta a noi dargli l'occasione di creare nuovi riflessi che gli permettano di ottenere il rendimento massimo al quale aspira; poiché il corpo è costruito per funzionare al massimo ritmo, altrimenti si deteriora; e non solo si deteriorano i muscoli, ma anche gli organi interni. Tutto ciò sarà più chiaro in seguito. Basta ascoltare.

- l'ascolterò, signora.

- non servirà a niente se non ascolterà anche il suo corpo.



di Thérèse Bertherat e Carol Bernstein


L' unica realtà valutabile


 Evitiamo di soffermarci sul nostro aspetto, per poi buttarci allo sbaraglio in interpretazioni profonde di noi stessi, delle nostre strutture psicologiche, sociali, storiche. Per tutta la vita giochiamo con le parole perché ci rivelino le ragioni del nostro comportamento.

Perché non cercare invece attraverso le sensazioni, le ragioni del nostro corpo?

Noi siamo il nostro corpo. Il nostro corpo è la nostra sola realtà valutabile. Non si oppone all'intelligenza, ai sentimenti, all'anima. Li include e li ospita. Dunque prendere coscienza del proprio corpo é accedere a tutto il proprio essere poiché corpo e anima, psiche e fisico, e anche forza e debolezza, rappresentano non la dualità dell'essere ma la sua unità.


Delegare


 In materia di salute, benessere, sicurezze, piaceri, ci affidiamo ai medici, agli psichiatri, agli architetti, ai politici, ai padroni, ai mariti, agli amanti, ai figli. Lasciamo la responsabilità della nostra vita, del nostro corpo, agli altri (…)
Eppure è possibile ritrovare le chiavi del proprio corpo, prenderne possesso, abitarvi finalmente e trovarvi vitalità, salute e autonomia.

di Thérèse Bertherat e Carol Bernstein
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